Mi sono imbattuto, per caso, nella mia più grande sconfitta affettiva, che quasi ero riuscito a dimenticare, incontrata per caso, in un luogo sconosciuto ad entrambi.
Sono cambiate molte cose da allora… da quando scelsi che non potevamo distruggere le nostre famiglie per un amore forse passeggero, soprattutto le cose sono cambiate a Lei, adesso sola!
Ci siamo visti da lontano, ci siamo avvicinati come ci si può avvicinare alla fine della vita, a due metri l’uno dall’altra ci siamo fermati… piangendo entrambi!
A lungo non abbiamo trovato il coraggio di toccarci, ci siamo guardati mentre tutto il resto si era zittito, ha parlato Lei per prima “sei davvero tu ”, le ho risposto di no, non ero più io da quando, per sei anni, avevo fatto a meno di Lei.
Mentre ci muovevamo, distanti, verso una panchina, sorridendo mi ha chiesto se la ricordavo ancora; non sono riuscito a rispondere, ne a trattenere le lacrime che, senza piangere, scendevano ritmicamente.
Seduti, sentivo il suo profumo svanire; lo stesso che le avevo regalato, per gioco, sfidandola sul fatto che suo marito non si sarebbe mai accorto che avesse cambiato fragranza.
E così è stato, se ne sono accorti i figli, soltanto loro… adesso vivono prevalentemente con la nonna materna, Lei ha iniziato un nuovo lavoro che la porta spesso lontano da casa, ma che di ricambio le da una sufficiente sicurezza economica.
I colori con cui era vestita, rispecchiavano le sua ritrovata gioia di vivere, la sospirata libertà; l’ultima volta che ci eravamo visti fu sulla mia barca, con tutti i “nostri” ragazzi che si cimentavano in una improbabile pesca e suo marito che vantava esperienze marinaresche mai dimostrate dai fatti, Lei con un costume nero e la pelle tristemente bianca, neppure il pareo coloratissimo riusciva a dare colore a quel incupimento interiore di allora, solo i suoi occhi guardavano oltre.
Si, quella fu l’ultima volta che ci vedemmo, volli invitarla con la sua famiglia, per una breve vacanza … lavoravamo insieme da due anni, ogni giorno insieme, un amore viscerale, frenato dal rispetto verso i nostri Figli, le Famiglie; un amore mai consumato come può esserlo solo uno eterno.
Ma adesso… quel giorno, perché era là?
Mi sono chiesto più volte perché sia accaduto che ci rincontrassimo, chi abbia voluto farmi tutto questo, darmi questo immenso dolore.
Dovevo rientrare a casa la sera stessa, ero malvestito e con tutti i bagagli inutilizzabili, d'altronde ero di rientro da un viaggio di molti giorni ed i ricambi, causa il maltempo, erano esauriti; poi non dovevo neppure passarci dal quel paesino, perché mai sono andato a fermarmi proprio là.
Ho chiesto anche a lei il perché si trovasse in quel luogo, proprio quel giorno; non ha saputo rispondermi, forse non era vero che eravamo là, per questo ancora non ci eravamo sfiorati, per la paura di accorgerci che era solo un’illusione… e poi, perché tutto quel silenzio!
Le ho detto in fretta che stavo morendo, che non resistevo all’idea di averla rivista, che si stavano sgretolando tutte le mie difese alla pazzia…
Mi ha afferrato la mano, stringendosela al viso, guardandomi negli occhi mi ha detto che anche Lei stava morendo, che aveva rinunciato a vivere sei anni fa per colpa mia e che non me lo aveva perdonato, odiandomi con tutta la forza possibile.
Mi ha abbracciato, singhiozzando; all’improvviso il mondo ha ripreso a girare, i suoni e le voci erano di nuovo percettibili, adesso sentivo di nuovo il suo profumo vivo, la sua pelle era lì, la stavo assaporando… non era un sogno!
Abbiamo sospeso le nostre esistenze, quel luogo ci ha donato la vita; da allora non ci siamo rivisti, le scrivo tutti i giorni così Lei a me, sono certo che la mano che ci ha condotti là, lo rifarà presto… il motivo per vivere è anche questo, attendere che arrivi il momento giusto!

Nessun commento:
Posta un commento